La Storia

Tale massiccio organico ebbe soprattutto la funzione di costituire una forza in grado di fronteggiare la crescente presenza operaia che l’industrializzazione del paese andava addensando in alcune parti del territorio nazionale, soprattutto nel triangolo industriale, nel Veneto, in Emilia Romagna, e nelle maggiori città.

I reparti mobili e celeri furono dislocati nel territorio dello Stato in modo da assicurarne la presenza nelle zone più calde; furono dotati di autoblindo, di armi automatiche di reparto (mitragliatrici e fucili mitragliatori) nonché di mortai. L’addestramento specialistico del personale avveniva anche presso le scuole e nei campi di addestramento dell’esercito. Ne derivò una struttura di grande efficacia operativa, tanto da divenire oggetto di attenzione da parte di polizie straniere; tra gli anni ’50 e ’60, infatti, ufficiali e sottufficiali delle polizie della Tailandia, Indonesia, Siria, Regno libico, frequentarono in Italia corsi di addestramento; le materie di studio erano la guerriglia e controguerriglia, il sabotaggio, gli esplosivi, l’addestramento al combattimento.

All’incremento dei reparti di ordine pubblico non fece riscontro un analogo sviluppo dei servizi preventivi di polizia contro la criminalità, di cui si avvertiva una sempre maggiore necessità soprattutto nelle città più popolate; con l’estendersi del fenomeno dell’urbanesimo, con la concentrazione nelle maggiori città di agglomerati sempre più vasti di popolazione, si faceva strada infatti un nuovo tipo di delinquenza più spregiudicata,

Più incline alla violenza, capace di impiegare tecniche più progredite. Nella polizia si andò creando, a partire dagli anni successivi al 1960, un sempre crescente squilibrio tra le strutture istituite in funzione del mantenimento dell’ordine pubblico e quelle istituite per la lotta alla criminalità.

Altro grave elemento di squilibrio nella organizzazione della pubblica sicurezza dipendeva dalla mancanza di omogeneità tra le varie componenti dell’amministrazione. La presenza di due ruoli direttivi, quello dei funzionari di pubblica sicurezza, e quello degli ufficiali del Corpo delle Guardie di P.S., dava origine a due strutture parallele, la prima facente capo alle questure ed agli uffici di pubblica sicurezza, la seconda articolata nei comandi militari del Corpo, nei reparti celeri e mobili, nella polizia stradale, nelle scuole di polizia.

Entrambe le strutture, quella civile e quella militare, erano poi sottordinate alla potestà dei funzionari dell’amministrazione civile dell’Interno, i cosiddetti “prefettizi”; la dipendenza non era solo funzionale, legata cioè alle funzioni svolte in provincia dai prefetti in quanto rappresentanti del Governo ed autorità di pubblica sicurezza, ma, soprattutto nei riflessi dei funzionari di P.S., era anche gerarchica. Il risultato complessivo era un sistema a tré componenti, ognuna delle quali retta da ordinamenti completamente differenti in materia disciplinare, normativa, economica; la stessa preparazione professionale, le stesse prospettive di carriera erano diverse. Si trattava, in definitiva, di tré anime in una stessa organizzazione e da questa discrasia conseguiva la scarsa funzionalità di tutto il sistema.

Gli anni ’68 e ’69 – le lotte sindacali

Gli avvenimenti verificatisi nel paese successivamente al 1968 vennero ad incidere su una organizzazione già indebolita da gravi elementi di squilibrio e finirono per aggravarne la crisi. In quegli anni, nelle grandi città la criminalità, già in fase di crescita, riceve un ulteriore sviluppo. Il traffico di droga, che negli anni precedenti aveva interessato marginalmente il Paese, trova in Italia un centro di consumo che raggiunge anche le scuole.

Le rapine ed i sequestri di persona vengono esercitate su scala industriale da bande di criminali che hanno propaggini anche all’estero. Ma sono anche anni in cui la società italiana è investita da un profondo processo di trasformazione; vengono poste le basi per la riforma sanitaria e per la riforma della scuola, sono affrontati i temi della riforma della legislazione penale e della magistratura; l’attuazione dell’ordinamento regionale comincia ad incidere sul vecchio stato centralizzato. Nel 1970 viene emanato lo statuto dei lavoratori, mentre le lotte sindacali tendono a far conseguire ad essi una diversa presenza nelle aziende ed una trasformazione dei criteri privatistici di gestione della economia nazionale.

Nascita del fenomeno terroristico

Questi processi producono in tutto il Paese, ma soprattutto nelle grandi metropoli del nord, gravissime tensioni: su queste tensioni si innesca la nascita delle prime organizzazioni terroristiche. Curcio fonda a Milano il “collettivo politico metropolitano”, mentre nel Veneto, intorno a Freda ed a Ventura, si organizza il terrorismo nero: dopo una serie di attentati ai treni, alle ore 16,30 del 12 dicembre 1969, presso la filiale della Banca dell’Agricoltura di Piazza Fontana esplode una bomba, muoiono 17 persone, 88 rimangono ferite.

La sfida del terrorismo trova lo Stato impreparato, le strutture create negli anni ’50 per la controguerriglia non servono, la minaccia viene da un nemico che usa una forma più subdola e diffusa di terrorismo, che si sviluppa e nasconde nelle pieghe delle aree metropolitane.

Per difendersi dal pericolo che si manifesta in forme non previste dai responsabili della difesa del Paese occorre una rete di servizi preventivi di polizia, diffusa su tutto il territorio, rete che non esiste e non si può improvvisare.

Primi fermenti sindacali nella P.S.

Alle forze di polizia viene imposto uno sforzo che si traduce in un aggravamento delle condizioni di impiego dei reparti. Nascono i primi fermenti tra il personale, non solo per la pesantezza del servizio, ma anche per la constatazione che lo stato non è in grado di assicurare una protezione efficace degli uomini impiegati.

Ma il personale di polizia avverte anche un altro limite, il suo isolamento nei confronti della società, nella quale esso rappresenta un “corpo separato”e quindi estraneo; i problemi della polizia restano di quest’ultima, non vengono sentiti come problemi della collettività.

La reazione del personale si esprime con manifestazioni di protesta esasperate, spontanee, come quelle che si verificarono nel 1969 a Milano dopo la morte della Guardia Annarumma, ucciso in uno scontro di piazza. Altre volte la protesta si manifesta con la logica del “corpo separato”che si fa giustizia da sé: è il caso degli sfollagente muniti di un’anima di ferro di cui alcuni agenti si forniscono per usarli contro i dimostranti e dell’impiego dei candelotti lacrimogeni sparati ad altezza d’uomo.

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