La Storia

La Storia del Siulp

La Storia del Siulp è un brano di storia d’Italia; non si possono comprendere gli avvenimenti conclusisi con la nascita del sindacato di polizia, astraendo da una analisi dello sviluppo della società italiana in questo dopo guerra, dei rapporti tra i cittadini e le istituzioni dello Stato, e della funzione che la polizia ha svolto nello stesso periodo nel paese.

Il punto centrale di questa analisi, a nostro giudizio, è certamente rappresentato dalla sopravvivenza, nell’ordinamento della repubblica, di istituti e concezioni legate alle caratteristiche autoritarie dei precedenti regimi, non solo del regno d’Italia ma anche degli stati sardi e dalla mancanza di una politica della giustizia penale che si articolasse nella riforma dei suoi settori portanti, magistratura, carceri, polizia.

Per quanto riguarda la polizia è bene ricordare che, per un certo periodo, precisamente dal 1841 al 1847, la sovraintendenza dei servizi di polizia fu affidata, nel regno sardo, al ministero della guerra, in funzione quindi non tanto della tutela dei diritti dei cittadini, quanto della necessità di assicurare la difesa della monarchia dai possibili nemici interni.

Costituitesi il regno d’Italia, gli ordinamenti della pubblica sicurezza vennero articolati secondo il modello organizzativo introdotto negli stati sardi a partire dal 1848, successivamente modificato nel 1852, nel 1854 e nel 1859. Con la estensione degli ordinamenti sardi alle nuove province del 1865, la pubblica Sicurezza risulta ordinata secondo criteri che troveremo mantenuti fino ai tempi più recenti: l’amministrazione della pubblica sicurezza era sottoposta all’autorità del ministro dell’Interno, e per esso dei prefetti e sottoprefetti;

il personale di pubblica sicurezza era suddiviso in due branche, la prima, dei funzionari di P.S. e degli impiegati civili di polizia; la seconda, del personale addetto al servizio esecutivo della polizia amministrativa, giudiziaria, di ordine pubblico, il quale era inquadrato in un corpo armato militarmente organizzato, anche se non faceva parte delle forze armate.

La disponibilità di un corpo di polizia strutturato su un modello paramilitare ne consentiva l’impiego in operazioni di grande polizia nelle province meridionali contro il brigantaggio; oppure negli anni successivi, all’inizio del secolo, dopo la prima guerra mondiale od infine nel secondo dopoguerra, nel contenimento o nella repressione di moti popolari.

Evoluzione della Polizia

Dall’esame delle vicende e delle continue trasformazioni alle quali fu sottoposto l’ordinamento della pubblica sicurezza dal 1865 in poi nasce anche una constatazione, e cioè la difficoltà con la quale la pubblica sicurezza ha cercato la propria collocazione nella società italiana, la quale progrediva mentre lo stato si perpetuava su vecchi ordinamenti amministrativi; la instabilità della struttura della pubblica

sicurezza risulta ancora più evidente se raffrontata alla continuità che l’Arma dei Carabinieri ha potuto affermare, pur vivendo le stesse vicende storiche. La stessa istituzione di una “direzione generale della pubblica sicurezza” si è affermata con difficoltà. Tale organismo, infatti, sorto per la prima volta nel 1860, fu abolito nel 1863, e gli uffici che rie facevano parte vennero posti alle dipendenze del “segretariato generale”dello stesso ministero; fu ricostruita nel 1864, ancora soppressa nel 1868 e definitivamente ripristinata nel 1869.

Il Corpo delle Guardie della P.S.

Nell’organizzazione della pubblica sicurezza italiana, l’organismo più debole e instabile doveva dimostrarsi proprio la parte militarmente organizzata, cioè il corpo armato di polizia. Istituto nel 1852 con la denominazione di “Corpo delle Guardie di pubblica sicurezza”, successivamente al 1861 estese la sua presenza nelle province annesse al regno sardo; nel 1890 assunse la denominazione di “Corpo delle Guardie di città”.

E’ nel 1919, con la istituzione del “Corpo della Regia Guardia per la pubblica sicurezza”, che il corpo di polizia entra a far parte delle forze armate dello stato, con un proprio comando generale. Ma La Regia Guardia ha breve durata; il 31 dicembre 1922, dopo appena 62 giorni dalla “marcia su Roma”e dalla presa del potere, il governo fascista ne decreta lo scioglimento e l’assorbimento da parte dell’Arma dei Carabinieri. Lo scioglimento non avviene senza difficoltà: a Torino, il personale della Regia Guardia si rinserra nelle caserme e si rifiuta di uscirne. Il provvedimento tuttavia viene attuato: il personale che ha raggiunto i limiti di età viene posto a riposo d’ufficio, H rimanente può transitare nell’Arma solo se in possesso di determinati requisiti.

Con lo scioglimento della Regia Guardia, l’amministrazione della pubblica sicurezza rimane composta soltanto dai funzionari ed impiegati civili; alle altre incombenze provvede l’Arma dei Carabinieri. Neppure l’ordinamento del 1922 doveva dimostrarsi duraturo; nel 1925 viene ricostituito il “Corpo degli agenti di pubblica sicurezza”; il personale ha stato giuridico civile, il Corpo ha tuttavia una struttura paramilitare.

Decreto di militarizzazione

Nel 1943, dopo la caduta del fascismo, un provvedimento del governo Badoglio decretò nuovamente l’appartenenza del Corpo di polizia alle forze armate dello stato e l’assoggettamento alla disciplina ed ai tribunali militari; il successivo 2 novembre 1944 fu ripristinata l’antica denominazione di “Corpo delle Guardie di pubblica sicurezza”.

All’indomani della seconda guerra mondiale, l’amministrazione della pubblica sicurezza era ordinata, in sostanza, con gli stessi criteri che avevano presieduto alla sua istituzione nel lontano 1865, e cioè: direzione del servizio, al centro ed alla periferia, affidata ai prefetti;

responsabilità della esecuzione del servizio affidata ai funzionari civili di pubblica sicurezza; servizio esecutivo della polizia amministrativa, giudiziaria e del servizio di ordine pubblico, affidato ad un corpo armato, posto alle dipendenze dirette del ministero dell’interno, ma inserito nelle forze armate dello Stato, ed inquadrato da ufficiali. L’organico del Corpo fu fissato nel 1946 in 40.000 uomini e 900 ufficiali; venne progressivamente aumentato con l’immissione nei ruoli di personale proveniente dal disciolto corpo della polizia dell’Africa Italiana; delle milizie fasciste della strada, ferroviaria, portuale; ed infine con l’arruolamento di personale ausiliario, cioè di personale privo di continuità di impiego, ma con un rapporto a termine, senza garanzia di stabilità di lavoro, privo di alcuni importanti diritti riconosciuti a tutti i dipendenti dello Stato.

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