La Storia

Sciopero generale dei lavoratori per fa costituzione del sindacato di Polizia

Per appoggiare la causa dei poliziotti, la Federazione unitaria indice per il 20 dicembre 1977 uno sciopero nazionale di un’ora per tutte le categorie di lavoratori. L’assemblea del 2 ottobre ha una eco favorevole in sede politica: dietro espresso mandato del “comitato ristretto”della Camera dei Deputati, il presidente della commissione interni, On. Mammì, riceve per la prima volta in forma ufficiale il comitato di coordinamento del movimento. Seguono gli incontri con tutti i gruppi parlamentari dell’arco costituzionale, in ordine di tempo col gruppo repubblicano, comunista, socialista, democristiano, liberale, radicale, di democrazia proletaria, del PDUP, socialdemocratico. Tra gli argomenti trattati, quello del riconoscimento della piena libertà sindacale per i lavoratori della polizia; i problemi del coordinamento dei corpi di polizia; la necessità di riconoscere ai questori la pienezza delle funzioni tecniche e di non confondere tra compiti dei prefetti e compiti dei questori; la necessità di norme sulla distribuzione delle forze di polizia sul territorio in funzione degli indici di criminalità e di popolazione; l’esigenza di determinare con sufficiente precisione nella legge di riforma i criteri di massima per il futuro stato giuridico del personale ed i principi fondamentali del trattamento economico.

Prima assemblea elettiva e costituzione degli organismi sindacali

II 10 ed 11 dicembre 1977 viene convocata a Roma, presso la “Domus Pacis”, l’assemblea elettiva che procede all’elezione del comitato esecutivo nazionale, del direttivo nazionale e dei membri del consiglio generale; nella mozione finale, l’assemblea sollecita le forze politiche ad attuare le riforme di struttura necessaria per una migliore efficienza delle forze di polizia, ed auspica “la partecipazione democratica di tutti i cittadini per l’isolamento delle forze reazionarie che attraverso la strategia della tensione ed il terrorismo, tentano la destabilizzazione delle istituzioni democratiche e repubblicane”.

L’acuirsi del fenomeno terroristico

II 16 marzo 1978, le brigate rosse, in Via Fani, attaccano a colpi di mitra l’auto dell’On. Aldo Moro, che viene rapito, ed uccidono cinque uomini della sua scorta: il M.llo CC Oreste Leonardi, il Brg. P.S. Francesco Zizzi, l’appuntato CC Domenico Ricci, gli agenti Raffaele Iozzino e Giuliano Rivera. Il 9 maggio successivo, a 55 giorni del rapimento, l’On. Moro verrà trovato assassinato in un auto abbandonata in Via Gaetani. L’impatto dell’avvenimento è enorme e pesa su tutta la vita politica della repubblica. Nella stessa giornata del 16 marzo si presenta in parlamento il nuovo governo, presieduto dall’On. Andreotti: nel programma è posta in rilievo la riforma della pubblica sicurezza, ed il riconoscimento che il problema è da troppo tempo sul

tappeto, mentre il ritardo a dargli soluzione “non giova ne alla efficienza dei servizi ne ad una chiara posizione dei diritti e dei doveri professionali”. Il richiamo alla efficienza dei servizi di polizia ed al ritardo nello attuare la prevista riforma da parte del Presidente del Consiglio è pertinente; in un documento dell’esecutivo nazionale del movimento, inviato allo stesso Presidente del Consiglio, al Ministro dell’Interno, alle segreterie dei partiti, si esprime una serie di considerazioni e concrete proposte che riguardano la ristrutturazione dei servizi informativi, l’articolazione dell’UCIGOS, il coordinamento tra autorità giudiziaria, servizi informativi, organi di polizia; la massima affidabilità dei servizi di scorta di sicurezza e una accurata ricognizione delle scorte già concesse; la istituzione di centri operativi comuni tra le varie forze di polizia; la predisposizione di piani comuni di intervento: la istituzione, a livello regionale, di organismi di coordinamento tra le forze di polizia; il riordinamento e la intensificazione dei servizi di “controllo del territorio”; il recupero del personale di polizia distolto dai servizi operativi e la sua riqualificazione attraverso appositi corsi.

Tuttavia, nonostante le assicurazioni del Presidente del Consiglio, la legge di riforma non viene approvata; una serie di avvenimenti, tra cui un referendum popolare, una tornata di elezioni amministrative, le dimissioni del Ministro dell’Interno, le dimissioni del Presidente della Repubblica, contribuisce ad allontanare nel tempo la definizione del problema. Infine, l’anticipato scioglimento delle Camere, all’inizio del 1979, azzera tutto il lavoro svolto fino a quel momento dal Parlamento.

L’inizio dell’ottava legislatura, a metà del 1979, vede il personale di polizia in stato di tensione e di esasperazione, sia per la mancata attuazione degli impegni del governo in relazione alla riforma, sia per gli scarsi risultati nella lotta al terrorismo. Cadono uccisi altri cittadini: il 24 gennaio è assassinato Guido Rossa, operaio, delegato sindacale dell’Italsider di Genova; il 29 gennaio cade ucciso il giudice Alessandrini, l’omicidio è rivendicato da “prima linea”.

Le vittime tra le forze di polizia salgono ancora: il 19 gennaio, a Torino, e ucciso Giuseppe Lorusso, Agente di custodia; il 1 3 marzo, a Bergamo, Giuseppe Guerrieri, appuntato dei carabinieri; il 3 maggio, un commando delle “brigate rosse”composto da ben tredici terroristi, assalta la sede romana della democrazia cristiana in piazza Nicosia, muoiono 1 brig. Antonio Mea e l’Agente Piero Ollanu.

Il colpo di mano è indicativo della sicurezza con la quale i terroristi si muovono, nell’assenza di una credibile reazione delle forze di polizia, e rappresenta un salto di qualità a livello operativo; per tutto il tempo che dura l’azione “le brigate rosse”occupano in effetti una porzione di territorio italiano.

Il 19 maggio morirà a Milano l’Agente della DIGOS Andrea Campagna e, nel corso dell’anno, cadranno ancora il T.col. Antonio Varisco dei CC., l’Agente di P.S. Michele Granato, il mar.llo Vittorio Battaglin ed il carabiniere Mario Tosa; il Mar.llo Domenico Taverna ed il mar.llo Mariano Romiti, entrambi della Pubblica Sicurezza. Il primo luglio, nei locali del “Supercinema”di Roma, un’assemblea dibatte questa situazione di stallo e la grave responsabilità del Governo di fronte al paese ed alle forze di polizia. L’assemblea prende in esame l’ipotesi della immediata costituzione

del sindacato e l’inizio del tesseramento, ove la riforma non sia approvata in tempi credibili.

Disegno di legge governativo sulla riforma di P.S.

L’8 novembre 1979 il Governo presenta finalmente alla Camera il suo disegno di legge: è la prima volta, da quando è in corso nel paese e tra le forze politiche la discussione sulla riforma della polizia, che il Viminale fa conoscere il suo pensiero sull’argomento. I punti di dissenso sono numerosi; il disegno di legge, infatti:

prevede la sottrazione delle funzioni di autorità di P.S. ai sindaci e la loro attribuzione all’Arma dei Carabinieri; è insufficiente per quanto riguarda le norme sul coordinamento, non sono previsti centri operativi comuni tra le varie forze di polizia:

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